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**POMERO** ( <Padania.Libera[at]Federalismo.Fiscale.subito.it> ) - su it.politica in data 2008-08-07 20:51:38
Mai come stavolta i Giochi servono (anche) ad uno scopo politico


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A decidere dove si tengono, è ogni quattro anni il Comitato olimpico
internazionale (Cio) - un gruppo di signori discretamente avidi, con un
passato macchiato da numerosi episodi di corruzione, e comunque orientati a
prendere le proprie decisioni fondamentalmente in base ai proventi
ricavabili dalle sponsorizzazioni e dalla vendita dei diritti televisivi.

Non meraviglia che non abbiano nessun problema a far cadere la loro scelta
su regimi dittatoriali: sono proprio questi, infatti, che, se vogliono,
possono spendere più soldi e dunque far riuscire più grandiosa e
spettacolare la manifestazione, rendendola così più reclamizzabile e
appetibile.
Il perché è facile da indovinare: i regimi di questo tipo sono i più
interessati al profitto politico ricavabile dall'investimento olimpico.
La scelta della Cina è stata perciò una scelta avveduta: un grande Paese in
crescita impetuosa e con una quantità di risorse da spendere, un regime
sicuro del fatto suo ma spasmodicamente bisognoso di far dimenticare le
proprie brutture.

All'oligarchia comunista cinese i Giochi olimpici servono soprattutto a
questo, come un belletto. E chi oggi proclama la necessaria separazione tra
lo sport e la politica avrebbe forse fatto bene a dire qualcosa anche di
fronte al prolungato, massiccio tentativo, fattosi sempre più asfissiante
negli ultimi mesi, da parte del regime di Pechino, di usare
propagandisticamente le Olimpiadi. Non era, non è politica pure questa?

Mai come stavolta i Giochi servono anche ad uno scopo politico (va bene:
anche, ma è un anche pesante come un macigno). In questo caso servono a
nascondere l'altra faccia del miracolo cinese: la repressione spietata delle
minoranze nazionali e di qualunque richiesta di diritti politici e
sindacali, il record mondiale delle esecuzioni capitali, il sostegno ai
regimi più impresentabili del pianeta (dalla Birmania allo Zimbabwe, al
Sudan), lo sfruttamento bestiale nelle fabbriche, le condizioni miserabili
di tanta parte delle campagne, la catastrofe ecologica diffusa; e infine la
presenza al vertice di una casta chiusa e corrottissima.

Lo sviluppo economico cinese ha costi umani, sociali e politici orribili, ed
è per nascondere questi costi che sono state organizzate le Olimpiadi di
Pechino: distruggendo le abitazioni di migliaia di famiglie per far posto
agli stadi, deportando fuori città decine di migliaia di persone per ragioni
di «ordine pubblico», in pratica sottoponendo da tempo la capitale cinese ad
un vero e proprio stato d'assedio. Ogni cosa ha il suo prezzo, si sa, ma
cosa resterà mai degli «ideali olimpici», mi chiedo, dopo che ne avranno
pagato uno così alto?

Da: corriere.it Scritto da Ernesto Galli Della Loggia