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pirex ( <mokena[at]pakita.sus> ) - su it.politica in data 2008-05-09 21:42:16
Sgarbi, QUESTIONE DI PALAZZI, QUESTIONE DI POTERE


Ecco il gioco di potere dietro il licenziamento di Sgarbi.
La storia di CityLife, delle elezioni, di Cl e della strategia di Berlusconi
raccontata da Affari
Venerdí 09.05.2008 16:40
Una parola, sussurrata. Un'indiscrezione raccolta da Affari. Libeskind. In
quel nome c'è l'essenza e la ragione del licenziamento di Vittorio Sgarbi.

Che tutto è, tranne una questione di estetica.

E' la punta dell'iceberg di un gioco di potere vastissimo, che coinvolge
tutta Milano e che arriva direttamente nel cuore dei palazzi del potere.

Complice l'assegnazione dell'Expo 2015 al capoluogo milanese. Affari ha
ricostruito tramite fonti riservate il grande risiko sotto la Madonnina.

QUESTIONE DI PALAZZI - CityLife è il progetto di riqualificazione del
quartiere storico della Fiera di Milano, firmato da Zaha Hadid, Arata
Isozaki, e Daniel Libeskind. Sono gli architetti che hanno ideato i
grattacieli soprannominati "Il Dritto, Lo Storto e Il Curvo".

Dietro il progetto c'è la cordata Generali Properties S.p.A., RAS S.p.A.,
Immobiliare Lombarda S.p.A., Lamaro Appalti S.p.A., Grupo Lar Desarrollos
Residentiales. Un nome su tutti: Ligresti. La cordata prevalse sulla
concorrente, guidata dalla Pirelli RE di Tronchetti Provera, che aveva messo
in campo un progetto firmato da Renzo Piano. Un progetto che Sgarbi aveva
ritenuto fin da subito migliore, tanto da proporre un referendum per
rimettere in discussione il progetto.

QUESTIONE DI POTERE - La maggioranza, subito dopo le elezioni, è salda. Sono
tutti entusiasti, a Palazzo Marino, dei nuovi progetti urbanistici. Si dice:
"inizia un nuovo rinascimento". Il fiume di soldi che comincia a circolare
in città ingolosisce molti. Speranze frustrate che vengono drammaticamente a
galla con l'assegnazione dell'Expo.

La vittoria di Letizia Moratti equivale all'investitura di Paolo Glisenti,
il superconsigliere che gestisce l'intero affare Expo. "E' uno che non parla
con nessuno", mormorano illustri esponenti della maggioranza. Voci adirate
che ad Affari rivelano tutto il proprio disagio. "Il timore è che,
diventando la Moratti commissario con pieni poteri - si spiega - si faccia
di Glisenti una sorta di plenipotenziario che esautora il consiglio e la
giunta da qualunque potere". Ma c'è di più.

Glisenti si accingerebbe non solo a gestire l'enorme giro di denaro
riguardante l'Expo, ma anche tutti i progetti urbanistici e viabilistici
della città. Anche gli interventi ordinari. Un potere immenso di centinaia
di appalti, migliaia di subappalti, miliardi di euro.


IL CAVALIERE E I LUPI - In quest'ottica, l'uscita di Berlusconi sulle "torri
storte", la sua contrarietà, non è altro che un piccolo tassello di un gioco
politico complesso, che passa anche per il Pirellone.
Riportare Formigoni in Lombardia obtorto collo ha il significato di stoppare
le pretese politiche della Lega Nord.
Ma anche di usare il numero uno di Cl (con il suo braccio economico, la
Compagnia delle Opere) in funzione di contrappeso rispetto al duo
Moratti-Glisenti.
Cl ha le mani profondissimamente affondate nella Fiera, che è l'ente più
coinvolto nell'Expo.
Possiede le aree, il know-how, la forza economica.
Se Formigoni avesse lasciato il Pirellone, la Moratti avrebbe avuto le mani
libere, e il PdL milanese sarebbe insorto.
Per questo Letizia non ha gioito dopo l'ultimo incontro tra il Celeste e il
Cavaliere.
Maurizio Lupi, un altro potentissimo notabile, rappresenterebbe l'unica
speranza per il sindaco di dividere il mondo ciellino e indebolire
Formigoni. "Il gruppo di Lupi - stando a un documento riservato in possesso
di Affari che traccia una mappa delle correnti cielline - ha sviluppato una
propria politica molto ferma: distanza dalla Lega, sostegno di laici
dialoganti (Albertini, i Ds come Bersani o gli ex Margherita come Mantini)".

I "correntisti" di Lupi "a Milano sono molto legati a Mariolina Moioli,
braccio destro della Moratti, e a Glisenti. Nella tutela dei grandi
interessi si sono avvicinati al mondo dei Ligresti. Hanno un punto di
riferimento nella più grande società di consulenza italiana, la Business
Integration Partners, a cui Masseroli ha affidato il Program Management del
Piano di Governo del Territorio di Milano". Insomma, l'uomo che rappresenta
la corrente giusta da opporre a Formigoni.

OBTORTO COLLI - Vista la dura guerra che Letizia Moratti dovrà sostenere con
il governatore Formigoni, soprattutto ora che pare essersi "pericolosamente"
riavvicinato al presidente della Provincia Filippo Penati, il sindaco non
vuol sentir parlare di rimpasti. Anzi, il sacrificio di Vittorio Sgarbi
sull'altare del grattacielo di Libeskind (e di tutto quello che c'è dietro),
ha avuto un duplice compito: calmare la coalizione e difendere CityLife. Lui
oggi annuncia, intervistato da Affari: "La Moratti vinse grazie a me, e
perderà le prossime elezioni a causa mia". Un sunto estremo di quel che
successe nel 2006, quando lui e Ombretta Colli si schierarono con Letizia
dopo tanti tentennamenti e tante promesse.
Nel caso della vedova di Giorgio Gaber, l'accordo fu raggiunto in extremis,
dopo che si era candidata a sindaco di Milano con una lista propria
accreditata del 5% dagli istituti demoscopici. Bussò dapprima alla porta di
sinistra, e con Ferrante sembrava cosa fatta. Invece, fu Fassino a far
naufragare tutto: doveva ratificare l'accordo con una telefonata che non
arrivò mai.

Lei, inferocita, si accasò da Letizia Moratti. Oggi il suo assessorato è
molto contestato, anche se la contingenza obbliga il sindaco a non poterla
rimuovere. Stesso discorso per Sgarbi, anche lui candidato sindaco, anche
lui convinto dalle lusinghe della Moratti. Ha fatto un errore, il fumantino
Vittorio, e mal gliene incolse: ha toccato Libeskind. Ovvero, il gioco di
potere più grande di tutti.

http://canali.libero.it/affaritaliani/milano/INCHIESTAdimissionisgarbiFMMI09052008.htm

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