| |
|
Banca Rasini
http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Rasini
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Banca Rasini era una piccola banca milanese,
nata negli anni '50 ed inglobata nella Banca Popolare
di Lodi nel 1992. Il motivo principale della sua fama
odierna è che tra i suoi clienti principali si annoveravano
i criminali Pippo Calò, Totò Riina, Bernardo Provenzano
(al tempo, uomini guida della Mafia) e l'imprenditore e
uomo politico Silvio Berlusconi, il cui padre Luigi Berlusconi
ivi lavorava come funzionario. Le dichiarazioni di Michele
Sindona sulla Banca Rasini, la fanno citare più volte da Nick
Tosches, un giornalista del New York Times, nel suo libro
I misteri di Sindona, e l'hanno resa nota tra gli studiosi
internazionali che si occupano della storia della Mafia italiana.
Storia
La Banca Rasini Sas di Rasini, Ressi & C. viene fondata all'inizio
degli anni '50 dai milanesi Carlo Rasini, Gian Angelo Rasini,
Enrico Ressi, Giovanni Locatelli, Angela Maria Rivolta e
Giuseppe Azzaletto. Il capitale iniziale è di 100 milioni di lire.
Sin dalle sue origini la banca è un punto di incontro di capitali
lombardi (principalmente quelli della nobile famiglia milanese
dei Rasini) e palermitani (quelli provenienti da Giuseppe Azzaletto,
uomo di fiducia di Giulio Andreotti in Sicilia).
Nel 1970 Dario Azzaletto, figlio di Giuseppe, diviene socio
della banca. Sempre nel 1970, il procuratore della banca
Luigi Berlusconi ratifica un'operazione destinata ad avere un
peso nella storia della Rasini: la banca acquisisce una quota
della Brittener Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina
Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d'amministrazione
figurano nomi destinati a divenire tristemente famosi, come
Roberto Calvi, Licio Gelli e Michele Sindona.
Nel 1973 la Banca Rasini diviene una S.p.a., ed il controllo
passa dai Rasini agli Azzaletto. Il Consiglio di Amministrazione
della Banca Rasini S.p.a. è costituito da Dario e Giuseppe Azzaletto,
Mario Ungaro (avvocato romano e noto amico di Michele Sindona
e Giulio Andreotti), Rosolino Baldani e Carlo Rasini. Ma nel 1974,
nonostante l'ottima situazione finanziaria della Banca Rasini
(che nell'ultimo anno aveva guadagnato oltre un quarto del suo capitale),
Carlo Rasini lascia la banca fondata dalla sua famiglia, dimettendosi
anche dal ruolo di consigliere. Secondo gli analisti, le ragioni delle
dimissioni di Carlo Rasini sono da cercarsi nella sua mancanza di
fiducia verso il resto del Consiglio di Amministrazione, e degli
Azzaletto in particolare.
Sempre nel 1974, Antonio Vecchione diviene Direttore Generale,
ed in soli dieci anni il valore della banca esplode, passando dal
miliardo di lire nel 1974 al valore stimato di circa 40 miliardi di lire
nel 1984.
Il 15 febbraio 1983 la Banca Rasini sale agli onori della cronaca,
per via dell'"Operazione San Valentino". La polizia milanese effettua
una retata contro gli esponenti di Cosa Nostra a Milano, e tra gli
arrestati figurano numerosi clienti della Banca Rasini, tra cui Luigi Monti,
Antonio Virgilio e Robertino Enea. Si scopre che tra i correntisti
miliardari della Rasini vi sono Totò Riina e Bernardo Provenzano.
Anche il direttore Vecchione e parte dei vertici della banca vengono
processati e condannati, in quanto emerge il ruolo della
Banca Rasini come strumento per il riciclaggio dei soldi
della criminalità organizzata.
Dopo il 1983, Giuseppe Azzaletto cede la banca a Nino Rovelli.
Nino Rovelli è un imprenditore (noto soprattutto per la vicenda Imi-Sir)
e non ha esperienza nel settore bancario. Nelle inchieste tuttora in
corso sulla Banca Rasini, Nino Rovelli è spesso considerato un uomo
che ha coperto la vera dirigenza della banca fino al 1992. Tuttavia,
non esistono evidenze al riguardo, né ipotesi sui nomi dei veri
amministratori della Banca.
Nel 1992 la Banca Rasini viene inglobata nella Banca Popolare di Lodi,
ma è solo nel 1998 che la Procura di Palermo mette sotto sequestro
tutti gli archivi della banca. I giudici di Palermo, anche a seguito delle
rivelazioni di Michele Sindona (intervista del 1985 ad un giornalista
americano, Nick Tosches) e di altri "pentiti", indicano la stessa banca
Rasini come coinvolta nel riciclaggio di denaro di provenienza mafiosa
Tra i correntisti della banca figurava anche Vittorio Mangano,
il mafioso che lavorò come fattore nella villa di Silvio Berlusconi
dal 1973 al 1975.
Legami con la mafia
La Banca Rasini deve la sua fama tra gli studiosi della storia d'Italia
soprattutto alle dichiarazioni di Michele Sindona del 1984. Quando
il giornalista del New York Times, Nick Tosches, chiese a Sindona
(poco prima della misteriosa morte di quest'ultimo): «Quali sono le
banche usate dalla mafia?». Sindona rispose: «In Sicilia il Banco di
Sicilia, a volte. A Milano una piccola banca in Piazza dei Mercanti».
L'unica banca presente a Piazza dei Mercanti, al tempo, era
inequivocabilmente la Banca Rasini.
In effetti, le indagini successive alla retata dell'Operazione San Valentino
dimostrarono ampiamente il ruolo della Banca Rasini nel riciclaggio
dei soldi della mafia, ed i contatti dell'istituto coi più alti vertici
mafiosi.
Il Commissario di Polizia Calogero Germanà ha ipotizzato che l'istituto,
al pari della Banca Sicula di Trapani, fosse uno dei centri per
il riciclaggio del denaro sporco di Cosa Nostra.
Legami con la famiglia Berlusconi
Tra i personaggi famosi con cui la Banca Rasini ebbe dei legami va citato
l'imprenditore e uomo politico Silvio Berlusconi. Il padre di Silvio
Berlusconi,
Luigi Berlusconi fu prima un impiegato alla Rasini, quindi procuratore con
diritto di firma, ed infine assunse un ruolo direttivo all'interno della
stessa.
La Banca Rasini, e Carlo Rasini in particolare, furono i primi finanziatori
di Silvio Berlusconi all'inizio della sua carriera imprenditoriale. Silvio e
suo
fratello Paolo Berlusconi avevano un conto corrente alla Rasini, così come
numerose società svizzere che possedevano parte della Edilnord, la prima
compagnia edile con cui Silvio Berlusconi iniziò a costruire la sua fortuna.
La Banca Rasini risulta anche nella lista di banche ed istituti di credito
che
gestirono il passaggio dei finanziamenti di 113 miliardi di lire
(equivalenti
ad oltre 300 milioni di euro nel 2006) che ricevette la Fininvest, il gruppo
finanziario e televisivo di Berlusconi, tra il 1978 ed il 1983. L'origine
mafiosa
dei finanziamenti è certa, nonostante il complesso sistema di società
holding
attraverso cui essi passarono.
Il giornale inglese The Economist cita ripetutamente la Banca Rasini nel suo
noto reportage su Silvio Berlusconi, sottolineando come, ad avviso dei
recensori
del reportage, Berlusconi abbia effettuato transazioni illecite per mezzo
della
banca. È stato invece accertato che Silvio Berlusconi ha registrato presso
la banca
ventitré holding come negozi di parrucchiere ed estetista. Anche per fare
chiarezza
su questi fatti nel 1998 l'archivio della banca è stato messo sotto
sequestro.
|
| |
|