Di Pietro nega la truffa
Strano personaggio, umano e politico, questo Antonio Di Pietro che si
difende dalle accuse di falso e truffa aggravata allo Stato per i
finanziamenti pubblici all’Italia dei valori, attaccando il “Giornale” e
“Panorama”, rei di dare le notizie sull’indagine in corso che lo riguarda.
Inchiesta che verte sulla scarsa trasparenza di gestione economica del
proprio “partito ad personam”. E questo nel giorno in cui l’ex premier
Berlusconi a “Radio anch’io” lo accusa di essere il portavoce del
giustizialismo dentro il Pd di Valter Veltroni. C’è un “Di Pietro uno” che
ribatte a Berlusconi accusandolo di detestarlo per il suo passato di pm di
“mani pulite” e c’è il “Di Pietro due” che ieri davanti al Gip Luciano
Imperiali si limitava a fare dichiarazioni spontanee ma non rispondeva nel
merito delle accuse formulate dal suo ex socio e cofondatore dell’Idv,
l’avvocato Mario Di Domenico. Che lo chiama in causa per avere falsificato
un verbale dell’assemblea dove si approvò il primo bilancio del
movimento-partito Italia dei Valori. E che per questo motivo, difeso
dall’avvocato Roberto Ruggiero, continua a opporsi all’archiviazione di
questa intricata vicenda che nei prossimi giorni vedrà il round finale.
Il gip infatti si è riservato al termine dell’udienza. E solo quando la
riserva sarà sciolta si saprà se ci sarà un eventuale rinvio giudizio
dell’ex magistrato per falso in atto pubblico e truffa aggravata contro lo
Stato per la vicenda dell’utilizzo dei fondi pubblici del finanziamento ai
partiti. Ieri il “Di Pietro due” si è difeso non nel merito delle accuse
contenute in un dossier di oltre 25 pagine consegnato ai giudici da Di
Domenico ma proclamando la propria innocenza apoditticamente e accusando i
giornali del gruppo di Berlusconi di avercela con lui. Per bassi motivi
politici ed elettorali contingenti. Ovviamente. Insomma l’apostolo delle
dimissioni forzate dei politici indagati e della non candidatura di
inquisiti e condannati fa orecchie da mercante sul merito delle
contestazioni che lo riguardano e si difende come tutti gli altri esponenti
di partito quando incappano nella giustizia: “sono un perseguitato
politico”. Il punto più imbarazzante della vicenda affrontato nell’udienza
di ieri è il fatto che l’ex socio cofondatore dell’Idv Mario Di Domenico
contesta la veridicità di un documento che risulta risalente al 31 marzo
2003, con il quale si approvava il bilancio dell’Idv e che era la premessa
per ottenere il rimborso delle spese elettorali.
Il procedimento come è noto è nato proprio dalle denunce fatte dall’avvocato
Di Domenico, fino al 2003 segretario dell’Italia dei valori, che, dopo
essersi dimesso presentò una serie di denunce poi trasferite a Roma per
competenza. Di Domenico sostiene tra l’altro di non aver partecipato alla
riunione suddetta e che la sua firma apposta in calce al documento
consegnato in copia alla procura della Repubblica di Roma sarebbe falsa. In
pratica un falso in atto pubblico propedeutico a un falso in bilancio. Di
Pietro, come si diceva, si è difeso politicamente e alla fine dell’udienza
ha anche ricordato ai cronisti presenti che proprio oggi l’ufficio di
presidenza della Camera ha respinto un’istanza di tre ex candidati del suo
gruppo, Achille Occhetto, Elio Veltri e Giulietto Chiesa, che avevano
presentato istanza per bloccare i fondi relativi ai rimborsi per le elezioni
europee destinati all’Idv. Difficile avere certezze in questa storia salvo
una: quello di Di Pietro è l’ennesimo mancato “partito degli onesti”.
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