Commenti politica  
Dott.essa Letizia Cavallari ( <sutdiassociati[at]libero.it> ) - su it.politica in data 2008-01-31 19:02:49
Il Governo lascer un buco da 10 miliardi ....


A tanto ammonta un'eventuale manovra correttiva necessaria a contenere il
rapporto deficit/Pil

Ieri il commissario agli Affari economici e monetari Joaquin Almunia, nel
quadro della presentazione della valutazione della Commissione europea del
piano di stabilità italiano, ha rilasciato una lunga e ambigua sequenza di
dichiarazioni sui conti pubblici italiani, che al solito daranno la
possibilità alla stampa nostrana e partigiana di interpretarle come elogi
all'operato di Prodi e Tps.
Immaginiamo già titoli del tipo: "Almunia promuove l'ottima politica di Tps",
"Finita l'emergenza conti pubblici", "Prodi incassa l'ok della Ue".
Ma Almunia ha proprio detto questo? E soprattutto quale è realmente lo stato
dei conti pubblici?
Il commissario europeo infatti ha dichiarato tutto e il contrario di tutto,
rimanendo nel vago, dicendo in buona sostanza che se si rispetta l'obiettivo
programmatico del rapporto deficit/Pil al 2,2% per il 2007 per la Ue si
chiude la procedura di infrazione aperta nel 2005.
Ha però aggiunto che i conti sono a rischio se non si taglia la spesa e in
particolare se non si modificano i coefficienti di trasformazione, cioè se
non si tagliano le pensioni future.
Letto nella globalità e in modo asettico e non viziato da giudizi di valore
di natura politica il messaggio di Almunia è corretto, e, direi, scontato:
infatti si basa semplicemente sull'affermazione di Prodi e Tps che per il
2007 sarà rispettato il rapporto deficit/Pil al 2,2%.
Qui iniziamo a fare i primi appunti, valutando la dinamica di questo famoso
rapporto. Che fine hanno fatto le dichiarazioni trionfanti sui dati
precedenti, che davano per il 2007, escluso l'ultimo trimestre, un valore
dell'1,3%?


Come avevamo previsto, l'effetto di spesa dei "tesoretti" e la frenata dell'economia
iniziata già a settembre riporta il parametro ad un più realistico 2,2
(anche se alla fine pensiamo che si arrivi un po' sopra, al 2,3 - 2,4). Del
resto il Governo aveva per l'appunto stimato il rapporto al 2,2
semplicemente aggiungendo al valore di luglio dello scorso anno a bocce
ferme, che senza Finanziaria e manovre varie di spesa era allo 0,8, la quota
per il 2007 dei ben 27 miliardi di spesa dei decreti tesoretti (7 miliardi a
luglio e 8 ad ottobre) e della finanziaria (12 miliardi).
Ma questo è già passato. Cosa succederà nel 2008 e come sono messi davvero i
conti pubblici?
La politica da cicala di Prodi e compagni deve infatti scontare la
recessione proveniente dagli Usa e gli effetti reali di spesa della
Finanziaria 2008.
Il rapporto deficit/Pil infatti migliora se cala il deficit e/o se il Pil
cresce più del previsto.
Purtroppo il deficit (la differenza Entrate - Uscite) sarà superiore il
previsto per due semplici motivi.
Primo: le entrate rischiano di essere inferiori a quanto messo a bilancio
per via del forte rallentamento dell'economia. In particolare già in gennaio
i dati relativi all'Iva segnano un preoccupante segno meno.
Secondo: le spese saranno superiori al previsto, soprattutto per la
sottostima della spesa relativa alla cosiddetta stabilizzazione dei precari
e della revisione della riforma Maroni.


Solo considerando gli effetti al numeratore relativi al deficit, in maniera
ottimistica, il rapporto deficit/Pil sale al 2,8-2,9%, pericolosamente
vicino al 3%, e quindi ad una nuova procedura di infrazione.
Per quanto riguarda il Pil le notizie se possibile sono ancora peggiori.
La frenata dell'economia mondiale è ormai certificata da tutti gli istituti.
In ultimo il Fmi ha previsto per l'area Ue un calo della crescita del Pil
all'1,5% (era al 2,3 sei mesi fa e all'1,9 in dicembre).
Prima delle ultime preoccupanti notizie sulla recessione Ue la Francia aveva
già tagliato le sue previsioni dal 2,2 all'1,8%; la Germania (con cui la
Padania si trova in forte interdipendenza) addirittura dal 2,6 all'1,8%,
meno 0,8%.
E Prodi e Tps? Ineffabili hanno mantenuto un obiettivo di crescita del Pil
italiano all'1,5%. Così era in settembre, dato usato come base per la
Finanziaria, così è rimasto in dicembre, così rimane ancora oggi. Insomma
hanno barato pur di continuare nella politica di spesa per tenere buoni
tutti gli alleati.
L'obiettivo, purtroppo, è irraggiungibile: già qualche mese fa la Banca d'Italia
aveva stimato una crescita del Pil dell'1% e Confindustria appena dello
0,9%.
Ora, se va bene si arriverà allo 0,6%. Sempre che la crisi Usa non peggiori,
e che il petrolio non torni a viaggiare stabilmente attorno ai 100 dollari
al barile, e che il rapporto euro/dollaro non cresca ancora avvicinandosi
all'1,5, e che la Ue non alzi ancora i tassi. Tutti rischi terribilmente
reali.
Con un taglio della crescita del Pil dall'1,5% previsto da Prodi e Tps ad un
più realistico 0,6% il rapporto deficit/Pil sballa e supera il 3%.
A meno di una manovra correttiva in luglio di circa 10 miliardi di euro.
Ecco quantificato, con largo anticipo e temiamo con buona approssimazione,
il "buco" che il governo Prodi lascerà al suo successore.
Bel risanamento.


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