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Luwer ( <ssllslls[at]yffaholoo.com> ) - su it.politica in data 2007-12-23 17:31:14
Quel porco bastardo di DON GELMINI rinviato a giudizio!


E' certo.
Questione di pochi giorni e varrà formalizzato il tutto.
E quel porca bastardo maiale di schifoso prete dovrà pagare, e sperabilmente
crepare!

Il Corriere della Sera parla chiaro!


Lite don Gelmini-Vaticano:
«Pronto a non fare più il prete»
La Santa Sede: dimissioni in caso di rinvio a giudizio. Lui: resterò tra i
ragazzi

ROMA - Braccio di ferro tra don Gelmini e il Vaticano. Alla vigilia della
chiusura dell'inchiesta per violenza sessuale, il fondatore della comunità
Incontro si rivolge direttamente al Papa. E avverte: «Qualsiasi cosa accada,
resterò con i miei ragazzi». Nella lettera inviata qualche giorno fa a
Benedetto XVI si sarebbe detto disposto addirittura a «tornare diacono» pur
di non essere costretto a lasciare.


La resa dei conti è dunque arrivata. Entro qualche giorno i magistrati di
Terni depositeranno tutti gli atti raccolti in questi mesi per documentare
le molestie che il sacerdote avrebbe compiuto nei confronti dei
tossicodipendenti assistiti nelle strutture di cui è responsabile. È il
passo obbligato prima della richiesta di rinvio a giudizio che appare ormai
scontata. Sono decine le denunce presentate e in numerosi casi gli
accertamenti avrebbero dimostrato la fondatezza delle accuse.

Don Gelmini avrebbe abusato di numerosi ragazzi e, con l'aiuto dei suoi
collaboratori più stretti, avrebbe poi cercato di costringerli al silenzio.
Una vera e propria attività di depistaggio e tentativi di inquinamento che
emerge dalle decine e decine di intercettazioni telefoniche. Nei giorni
scorsi don Gelmini, come ammette lo stesso portavoce Alessandro Meluzzi, ha
avuto un incontro con il vescovo di Terni Monsignor Vincenzo Paglia. La
linea del Vaticano adesso è ferma: se ci sarà rinvio a giudizio, dovrà
lasciare la comunità.

Non è la sospensione a divinis più volte paventata e mai decisa. Non è il
divieto ad esercitare il proprio ruolo di sacerdote. Ma un segnale si è
deciso comunque di darlo. E per don Gelmini è addirittura peggio. Perché,
come avrebbe sottolineato nella missiva al Pontefice «ora e per sempre io
manterrò il mio impegno di fedeltà alla missione ». Il fondatore della
Comunità Incontro evidentemente pensa di poter contare sull'appoggio del
Papa che nell'ottobre scorso, attraverso il Sostituto monsignor Fernando
Filoni, volle assicurare «la sua preghiera affinché quella benemerita opera,
con la grazia di Dio, possa continuare a promuovere il recupero e la
crescita umana e cristiana di tanti ragazzi e ragazze emarginati».

Lo scritto rispondeva ad un appello di don Pinchelli, uno dei sacerdoti che
da oltre quindici anni affiancano don Gelmini. Dopo l'avviso di garanzia, il
prete si rivolse a Benedetto XVI chiedendo di «difendere l'operato di quanti
lavorano nella comunità » perché, sottolineò, «non le sto a parlare di
grandi cose, ma dirò con le parole del Vangelo ciò che i miei occhi hanno
visto e le mie mani hanno toccato».

La risposta, che invocava «la materna protezione della Madonna del Sorriso »
e inviava «l'implorata benedizione apostolica», fu interpretata come una
presa di distanza netta dall'iniziativa della magistratura. Un messaggio
chiaro per dimostrare che in Vaticano si era convinti dell'innocenza di don
Gelmini. E questo nonostante le numerose testimonianze dei ragazzi che
dicevano di essere stati abusati, di aver subito molestie e soprusi.
Nonostante sotto inchiesta ci fossero i collaboratori accusati di aver
pagato i testimoni per convincerli a ritrattare. Adesso qualcosa appare però
cambiato. Perché l'indagine è di fatto chiusa. E l'esposizione mediatica di
un processo rischia di coinvolgere anche le gerarchie ecclesiali.

Fiorenza Sarzanini
23 dicembre 2007