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Koenig Myself ( <gr1ffollld[at]dontspam.com> ) - su it.politica in data 2007-10-30 11:53:52
Infamissimo Vaticano: ecco come sfratta i pi deboli.



LA CHIESA COME SUPERCIUK: “SFRATTA I POVERI PER DARE AI RICCHI” – È L’ACCUSA
DEGLI INQUILINI CHE CHIEDONO A MONSIGNOR BAGNASCO: “CI SONO PERSONE PIÙ
BISOGNOSE A CUI DARE LE NOSTRE CASE, OPPURE I MERCANTI SONO DI NUOVO NEL
TEMPIO?” - IL REGALO DI SILVIO…



Filippo Di Giacomo e Giacomo Galeazzi per “La Stampa”

Un tempo, erano case per poveri, per preti e per suore dedite ad opere di
bene ed al servizio della Chiesa. Poi, complice il boom del mattone, il
virus della speculazione è penetrato anche dentro corpi che ne dovrebbero
essere immuni. Si tratta dei circa 2000 enti ecclesiastici che, nel centro
di Roma, posseggono un quarto dell'intero patrimonio immobiliare cittadino.
Un orizzonte entro il quale il Vaticano, con lo Ior e l'Apsa, non è
certamente in primo piano.


La maggioranza degli enti ecclesiastici infatti è riconducibile a
confraternite, nelle quali la presenza della Chiesa è quasi sempre limitata
ad una generica «assistenza spirituale» da parte di un sacerdote, e ad
istituti religiosi. Enti ecclesiastici ai quali, spesso, i beni sono stati
donati con il vincolo dell'uso caritatevole: un fine che, con il trascorrere
del tempo, la Chiesa non riesce più a verificare. Un ruolo di cui
nell'attuale situazione sociale, farebbe bene invece a riappropriarsi per
almeno due buoni motivi. Il qualificativo «ecclesiastico» comporta la
riduzione del 50% dell'imposta sul reddito fondiario derivante dall'affitto
di immobili, e la massimizzazione dei profitti a Roma, si tradurrà in una
raffica di sfratti esecutivi, a partire dal prossimo 31 ottobre.

I più colpiti sono gli inquilini più poveri. A Monsignor Bagnasco, che «come
presidente della Cei esercita un controllo diretto sugli enti ecclesiastici
ed ha sicuro ascolto ai vertici del Vaticano», il comitato degli inquilini
Lotta per la casa del centro storico chiede un intervento o almeno una
risposta a questa domanda: «Dietro questa frenesia speculativa ci sono
persone più bisognose a cui dare le nostre case, oppure i mercanti sono di
nuovo nel tempio?».

Una domanda impegnativa, meritevole di risposta, visto che nella sola Roma
gli enti ecclesiastici nel loro insieme costituiscono un player determinante
per qualsiasi politica abitativa, oltre che per l'evoluzione del mercato
stesso. Una risposta dovuta e coerente con l'invito che il leader dei
vescovi ha indirizzato ai cattolici del nostro Paese esortandoli ad uno
«slancio collettivo per risolvere l'emergenza abitativa». Nel 2006 a Roma
sono stati emessi 5.869 sfratti, di cui 3.528 per morosità. Vale a dire uno
sfratto ogni 60 abitazioni in affitto, una crescita annua del 10%. Nel resto
d'Italia le cose non sono diverse 3.072 a Napoli, 2.510 a Milano, 1.885 a
Torino.

Finora, le autorità politiche sono ricorse a decreti blocca sfratti,
talmente reiterati da provocare un richiamo dall'Unione Europea. Il 15
ottobre è scaduta l'ultima sospensione delle esecuzioni e la situazione è
diventata esplosiva. Solo nella capitale sono duemila le famiglie a rischio
immediato, quattromila in tutta Italia. Per legge l'esecuzione degli sfratti
è stata sospesa fino al 14 ottobre 2007 nei capoluoghi di provincia. A
beneficiarne sono stati i nuclei familiari non morosi, con un reddito annuo
non superiore a 27 mila euro ed in cui siano presenti figli a carico, o
"over 65", o malati terminali, o disabili oltre il 66%. Il blocco degli
sfratti ha una durata diversa secondo il proprietario dell'appartamento: per
tutti vale la data del 14 ottobre 2007, ma se si vive in una casa pubblica o
di proprietà di casse professionali e previdenziali, compagnie di
assicurazione o istituti bancari, allora la sospensione dura sino ad agosto
2008.


In realtà, il decreto legge iniziale, il 261 del 2006, fa rientrare tra i
grandi proprietari anche i «soggetti fisici o giuridici detentori di oltre
100 unità immobiliari ad uso abitativo». In pratica, a Roma, tutti i
«palazzinari», il Vaticano e gli enti ecclesiastici. Arrivato in aula, il
decreto non è stato convertito, con la maggioranza sconfitta con 147 voti
contro 151, per una questione pregiudiziale di costituzionalità posta
dall'opposizione. Nella legge poi approvata è scomparsa ogni limitazione
riferibile agli enti ecclesiastici. L'ennesimo decreto blocca sfratti
redatto dall'ultimo Consiglio dei ministri è solo un disegno di legge che
non verrà approvato prima di marzo. Quindi adesso sono proprio gli inquilini
di questi enti, i più esposti al rischio sfratto di questi giorni.

Tra i colpiti, spiega il consigliere comunale Mario Staderini, ci sono
persino dipendenti in pensione, figli e vedove di cittadini vaticani: «Nello
Stato del Papa, la cittadinanza non segue il diritto di famiglia, lo "jus
coniugii" e lo "jus filii", ma è concessa a discrezione del pontefice». «Dal
1990 ad oggi, mentre scomparivano gli investimenti pubblici in edilizia
popolare, lo Stato ha dato alla Cei, tramite l’8 per mille, 1272 milioni di
euro da destinare alla costruzione di nuove chiese - aggiunge l'esponente
radicale -. Serve un censimento immobiliare. Tutti i partiti, anche a
sinistra, appaiono su questo distratti. Accade lo stesso quando si tratta di
votare l’eliminazione di ingiuste agevolazioni fiscali, come quella sull’Ici
o l’esclusione del Vaticano dal decreto blocca-sfratti».

Scrivono, nella loro lettera a monsignor Bagnasco, gli aderenti al comitato
degli inquilini Lotta per la casa del centro storico: «Le chiediamo una
speranza nell'incubo di finire in mezzo alla strada, espulsi dai contesti
sociali in cui abbiamo vissuto per decenni. Al di là delle questioni legali,
ci chiediamo il perché di questo calvario. Siamo stati dei bravi inquilini:
abbiamo sempre pagato l'affitto e avuto cura dell'appartamento, nessuno
sfratto è per morosità bensì per finita locazione. Se, come spesso accadeva,
non avevamo bagno né riscaldamento, i lavori erano a nostre spese. Eppure
veniamo sbattuti fuori».

IL TAGLIO DELL’ICI: IL REGALO DI BERLUSCONI 25 MILIONI DI EURO
Da “La Stampa” - Con l'entrata in vigore dell’esenzione totale varata dal
governo Berlusconi nel dicembre 2005 (anche sui beni a uso commerciale), il
gettito Ici annuo generato da terreni e fabbricati religiosi è crollato da
32 a circa 7 milioni. Con una perdita secca vicina all'80%, che all’epoca
aveva spinto i sindaci di San Giovanni Rotondo e Assisi, le due principali
mete di pellegrinaggio dopo Roma, a venire nella Capitale a manifestare. È
un regime agevolato che doveva essere cancellato dal decreto Bersani dell’agosto
scorso, ma la maggioranza ha preferito istituire una commissione per
decidere.